Fossalta di Piave dal Medio Evo al secolo scorso

Nei libri ufficiali di storia che parlano dei grandi avvenimenti nazionali e dei personaggi di fama non troviamo la storia di Fossalta. La possiamo trovare attraverso testimonianze e documenti di archivio, che ci permettono di ricostruire il formarsi graduale della nostra piccola comunità, il suo lottare per affermarsi e sopravvivere, i suoi momenti di esaltazione e di abbandono.

La prosperità in terra ferma, durante la colonizzazione romana durò circa 400 anni, dopo cominciò una lenta ma inarrestabile decadenza dovuta all' incuria e all'abbandono in cui venne lasciata la cosa pubblica contemporaneamente al dissolversi dell'Impero e poi con la discesa dei barbari.

Le bonifiche non più corrette da cure idrauliche, lasciarono lo spazio all'acquitrino e quindi alla malaria; La società formata da magistrati romani, dalla aristocrazia cittadina, industriali, artigiani,contadini si trovò a un bivio. La maggior parte i poveri si nascosero nei boschi e parteciparono al corso degli avvenimenti che lacerarono l'Italia durante il Medio Evo. Vissero le invasioni barbariche, il Feudalesimo che da noi fu rappresentato dai conti vescovi col Patriarca di Aquileia, il Vescovo di Treviso e le Signorie con gli Ezzelini Da Romano, i Da Camino, i Carraresi, gli Scaligeri, gli imperiali nordici. Li videro dilaniarsi contro il libero comune di Treviso, e vi presero parte, in lotte fratricide tra carestie, pestilenze, fame, inondazioni, distruzioni. I ricchi ebbero un destino migliore, si stabilirono nelle isole della litorale, irraggiungibili dai barbari che non possedevano imbarcazioni, arricchiti dai profughi stessi che portarono oltre alle loro ricchezze, nuove idee , ingrandirono il traffico fluviale, potenziarono il commercio, specie quello del sale di cui erano gli unici detentori.

Nel 1191, per la prima volta, nei documenti della sede vescovile di Treviso, troviamo "Campolongo di Fovea Alta" appartenente al Patriarca di Aquileia ed era amministrato dai Monaci Benedettini di Monastier. Vi concorse e gli successe il Vescovo di Treviso.

Il territorio rimase con Treviso. Le guerre combattute bloccarono la vita civile. Le Signorie miravano alla conquista di Treviso come primo passo per arrivare al Friuli. Per gli uomini della zona la coscrizione militare ara obbligatoria, e dovevano essere disponibili per la chiamata alle armi qualsiasi fosse il padrone nel momento in cui avveniva.

Treviso era esausta non esitò a ricorrere all'imperatore austriaco per aiuti e li ebbe. Intervennero anche i veneziani. I paesi contestati furono distrutti, morì anche Can Grande della Scala uno dei Signori più crudele. Nel 1339 Treviso fece atto di dedizione a Venezia. L'atto venne sottoscritto da Doge Bartolomeo Gradenigo i cui ultimi discendenti sono sepolti nel nostro cimitero.

Con l'avvento del dominio della Serenissima ebbero un periodo di tregua durante la quale poterono rimettersi. Poichè la Repubblica, affacendata in altre e ben più gravi cure, non si interessò di loro, non pagarono tasse ne dazi: non temettero sorprese e godettero di una illimitata libertà che li aiutò a vivere.

Anche il Piave fu clemente: in quel periodo non ebbe che un limitato numero di piene. Nel 1430 Venezia vide la terra rifiorire ed allora si rivolse ad essi con rinnovato interesse tanto più che nel 1420, anche il Friuli, tanto conteso, era passato sotto il suo dominio.

Per più di un millennio il nostro territorio rimase senza un nome e venne indicato dalla forma che assunse il terreno occupato dalle capanne " Campolongo ".

Andò bene per molti secoli ma quando la civiltà e la conoscenza si allargarono, quando la popolazione aumentò, quando la terra non fu più del primo occupante ma cominciò ad essere "occupata" fu necessaria una specificazione che determinasse "la Villa" come la chiamavano allora in modo inequivocabile. Ne1494 il nostro territorio apparve col titolo di "Fossalta Plavis" ed è accertato che il nome fu definitivamente assegnato dalla Repubblica di San Marco che ne aveva, fin dal 1339, il dominio definitivo.

Abbandonate le grandi avventure marittime Venezia si rivolse al suo retroterra con una politica ricostruttiva. Per mettersi in comunicazione con la terra ferma non poteva contare che sulle vie d'acqua. A tale fine disponeva soltanto del Canale Caligo ma era troppo a sud, le si imponeva quindi la necessità di creare un nuovo canale che accorciasse le distanze tra lei e il Friuli.

L'idraulico più famoso dell'epoca, Marco Cornaro eseguì lo scavo della Fossetta, funzionante dal 1483. A Fossalta cominciò un nuovo modo di vivere, sorsero nuove occupazioni comprare e vendere marci, carico e scarico, magazzini, Venezia concesse il permesso di aprire una osteria. Ci si poteva sedere e parlare d'affari davanti a un bicchiere di raboso. Uno dei primi servizi che Venezia richiese ai paesi che si affacciavano sulla Fossetta, fu quello di preparare il pane per tutta la città.
Sorsero forni e il mestiere di fornaio divenne un pregio.

Fossalta sembrò riaversi con l'aiuto delle grandi opere attuate da Venezia. La Fossetta, l'argine San Marco, i canali per la bonifica ecc. però ci furono periodi di sofferenza, nel 1629 si soffrì la fame, ne morirono moltissimi, nel 1631 la peste aggravò la situazione. La gente si nutriva poco e male, il complesso ingranaggio della Fossetta cominciò a girare con difficoltà. Il porticciolo in centro chiuse e nel 1721 anche la Fossetta. La via così trascurata andò deperendo. Fossalta sulla via di divenire un centro notevole ricadde nel suo avvilimento in attesa di una ripresa che tarderà ancora un secolo.

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