La grande Guerra

Con lo scoppio delle ostilità Fossalta viene a trovarsi improvvisamente in "zona di guerra" nelle retrovie, alle spalle dei combattenti. Gli uomini validi vengono richiamati, gli anziani e le donne li sostituiscono in ogni attività. L'ufficio postale diventa il raduno mattutino: non si attende il postino lo si cerca.

Ogni tanto il Sindaco e il Parroco visitano una casa. Con essi entra il dolore. Le donne si vestono di nero. I vicini aiutano di più nel campo, risparmiando qualche fatica alla vedova o alla madre.

Ogni moglie, ogni madre riceve il sussidio militare: esso è un grande aiuto per la famiglia. Accadeva che molte donne erano sposate solo in chiesa e il matrimonio religioso, dopo la proclamazione del Regno d'Italia, non era valido. Non avevano, quindi, il diritto a ricevere l'aiuto del Governo. Era allora un accorrere in comune ove l'addetto ai servizi il Signor Arturo le sposava per procura. Gli anziani non capivano, si vergognavano di risposarsi con la loro vecchia per riconoscere il figlio ed avere il sussidio.

Nelle notti buie arrivava lo sferrragliare delle tradotte e il rombo lontano del cannone. Si lavorava per la guerra in attesa della pace. Invece arrivò la disfatta di Caporetto.

Il 29 ottobre i treni non raggiunsero più la nostra stazione ma si fermarono a Meolo, e i primi nuclei familiari cominciarono a partire.

Venerdì 9 novembre alle 5 del mattino brillano i ponti di San Donà e di Ponte di Piave, alla stessa ora a Meolo il comando supremo passa dal Generale Luigi Cadorna al Generale Armando Diaz.

L'aria era lacerata dagli spari; l'orologio del Municipio era impazzito, tutto era perduto. Ancora una volta, come ai tempi dei barbari, dalle grandi alluvioni, alle epidemie, Fossalta fu abbandonata.

Vennero seppelliti i principali oggetti di valore e tutta l'argenteria della Chiesa, anche la pubblica amministrazione mise in salvo tutti i documenti importanti e così il Sindaco si unì alla partenza dell'Anziano Parroco e parte della popolazione. Il viaggio fu lentissimo Favaro Veneto, Padova, Boàra Polesine, Rovigo, per raggiungere infine Prato. Fin dai primi giorni tutti si diedero da fare per coordinare le cos, si riuscì ad aprire un asilo per i Fossaltini nella Villa De Sacca. Questa villa era fornita di numerose stanze. Tante famiglie vi si sistemarono, altre vennero accolte nei paesi vicini.

Con il tempo fu aperta una scuola elementare,intanto da Fossalta arrivavano brutte notizie, la chiesa il campanile e moltissime abitazioni distruttie. Prato era ormai diventata il "centro fossaltino" funzionava un regolare servizio postale, la sede Comunale

Il nemico, varcato il fiume,tenta l'argine S. Marco, lo supera in vari va e vieni, infine dilaga a piccoli gruppi e poi in forze, raggiungendo le spalle della nostra seconda linea. Il terreno è impervio, le terre sono state subito allagate dalle macchine idrovore che si trovano sul canale di Millepertiche.

Il 15 giugno 1918 alle due di notte comincia la grande battaglia del Piave, a mezzogiorno il nemico è sulla nostra piazza, ci sono feriti alle 18.00 segue l'ordine di ritirarci, e verso la notte la battaglia si allenta. Con le prime luci dell'alba riprende il bombardamento, il nemico si riversa su Musile. La lotta per l'argine S. Marco inizia a cedere, la prima linea indietreggia ma resiste.

Dal bollettino del 19 giugno 1918:
" Sul Piave la mattina fu calma, ma nel pomeriggio la battaglia divampò furiosa... Egualmente intensa, ma su fronte più vasto, la lotta imperversò nel settore di Fosssalta. L'avversario incalzato da noi si difese disperatamente e ad ogni passo il terreno è stato teatro di epiche lotte ..." A. Diaz

Inizia la controffensiva, inizia un violento tiro sulle postazioni nemiche, colpo dopo colpo si liberano le case, in certi punti si arriva al Piave, gli austriaci si gettano nel Fiume, molti annegano. Ma è a Lampol che nelle giornate del 15 - 16 - 17 giugno che si consuma una battaglia infernale. Nell'ansa di Lampol tra l'argine S. Marco e il Fiume, il nemico bombarda sistematicamente per spianare la strada ai reparti d'assalto ungheresi, adopera proiettili dirompenti, gas lacrimogeni e asfissianti. La resistenza durò tre giorni, alla fine cercarono una via d'uscita verso l'argine, si salvarono in trenta.

Il 17 giugno il nemico in alcuni punti è avanzato 4 Km, spuntano mitragliatrici ovunque. Forse Hemingway allude a questo momento quando scrive:
"Mentre il bombardamento faceva a pezzi la trincea di Fossalta, egli se ne stava piatto e disteso e sudava e pregava: Gesù caro, Ti prego tirami fuori, Cristo Ti prego, prego prego Cristo. Se soltanto mi salvi la vita farò quello che dici. Credo in te e dirò a tutti che sei l'unico che conta. Prego prego prego Gesù."

Gli innumerevoli tentativi di avanzata austriaca vengono bloccati. Il tracollo del nemico avviene dal sanguinoso successo degli attacchi sferrati il 20 giugno, alle 23.00 del 22 giugno il comando austriaco impartì la ritirata fino al Piave, ma l'incalzare dei nostri reparti la rese difficile. A Lampol l'ultima battaglia prima del tramonto, il ponte viene distrutto e ci fu la resa. Fossalta era interamente libera.

La notizia arrivò anche a Villa Sacca a Prato e quando il 4 novembre venne firmato l'armistizio fu una grande gioia.

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